Una gara a chi ha la memoria migliore

Insomma è successo che oggi pomeriggio, dopo scuola, mi sono potuta riposare veramente e non studiare come una dannata per il giorno dopo. Ho appena passato 5/6 giorni pieni zeppi di verifiche e interrogazioni e non ho avuto un momento di tregua. Ebbene oggi ho anche avuto modo di pensare un bel po’ a proposito di come funziona il nostro sistema scolastico. Sicuramente è uno dei migliori d’Europa, forse del mondo, prepara i suoi studenti in maniera eccellente. Fatto sta che qualche pecca ce l’ha e, ahimè, questa pecca pesa sugli studenti.

Più o meno tutti i giorni noi adolescenti – perché questo siamo, prima che studenti – ci sentiamo ripetere che dobbiamo Studiare per le verifiche e non imparare a memoria. Studiare. Facile a dirsi quando sei dall’altra parte, quando sei lì dietro la cattedra e il tuo unico compito è passare sessanta – dico sessanta – minuti a spiegare e poi semplicemente verificare quanto gli studenti hanno acquisito di un dato argomento. Studiare, non imparare a memoria. Eppure nei compiti il voto viene messo in base a quante conoscenze si riesce ad acquisire su quell’argomento. Migliori sono le capacità mnemoniche, maggiore è il voto.

Preparati bene sì, ma un po’ esauriti questi studenti italiani. I cambiamenti che si posso fare per rendere il sistema scolastico a prova di adolescente sono tanti, ma qualcuno, ai piani alti, ha deciso che non è importante. Con il tempo qualcuno capirà ma, fino a quel momento, buon divertimento studenti!

-Gio

Qui e ora…dicono

Buongiorno bella gente 🙂

Oggi ho deciso di fare un articolo differente dagli altri, oggi non voglio fare informazione e parlarvi di cose, oggi voglio esprimere un’opinione. Su cosa? Continuate a leggere e vi spiegherò.

C’è che l’altro giorno ero lì distesa nel letto, provavo a dormire, mi giravo continuamente, ma di prendere sonno non se ne parlava. Allora ho acceso la luce, preso in mano il telefono e fatto un giro su Twitter per vedere cosa succedeva. Mi sono così imbattuta in una serie di aforismi che elogiavano la vita e davano peso al fatto che questa sia così breve.

“Non indugiare sul passato; non sognare il futuro, concentra la mente sul momento presente.” Tutte frasi simili a questa, cariche di significato e ognuna con un insegnamento importante da dare.

‘Questi aforismi hanno qualcosa’ mi sono detta ‘qualcosa che non va, un problema’. Ma che problema potrebbe mai avere una frase semplice e bella come quella lì sopra? Pensa e ripensa sono giunta ad una conclusione. Preparatevi, tenetevi pronti e non ditemi che sono una pessimista nata. La dico: questi aforismi sono tutte balle, frasi create pensando ad un mondo ideale.

Fatto, l’ho detto, ma ora lasciatemi spiegare. Ci avete mai pensato sul serio? La vita non è cosi facile come sembra nelle massime che spesso leggiamo in giro. Quella di cui parlano loro, gli ideatori di quelle cose, è una vita ideale messa dentro un modo altrettanto ideale. Niente di vero, niente di pratico, tutto astratto, ipotetico, un prototipo di vita che difficilmente si realizza. La vita è ben diversa

La vita, almeno per me, liceale sedicenne, è tutt’altra cosa. C’è la scuola, lo studio, i compiti tutti i giorni compresa la domenica, i professori che pretendono e rompono. C’è lo sport, gli allenamenti, le gare, gli allenatori, le compagne di squadra, le aspettative che ci sono sulle tue spalle. C’è la famiglia, i genitori che rompono perché esci troppo spesso, che ti danno il coprifuoco, che hanno grandi previsioni sul tuo futuro e che devono sempre portarti dappertutto. E poi ci sono i no dei genitori, no perché sei uscita ieri, no perché costa troppo, no perché è troppo lontano, no perché non ti vengo a prendere troppo tardi. E allora stai casa, ti chiudi in camera e leggi, ascolti musica e passi le serate così perché ci sono troppi ostacoli.

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E allora mi chiedo: come faccio a mettere in pratica quello che mi dicono tutte queste belle frasi, gli insegnamenti, i consigli di chi ti dice di vivere ora perché la vita è troppo breve. Come faccio?

“Perché non funziona che c’è un tempo per giocare e un tempo per decidere. […] Funziona che il momento è sempre e solo adesso, che se pensate di tenervi il meglio alla fine siete dei coglioni, che se ve ne state lì buonini buonini nascosti dietro la scusa che adesso siete piccoli, che adesso non è ancora il momento, domani e fra dieci e fra vent’anni farete sempre la stessa cosa, direte sempre che non siete pronti, che non è il momento, che ci vuole ancora tempo.”

Un insegnante scriveva così, an che lui come gli altri. Tutti con la stessa idea: qui e ora. Anche questa volta vi dico che sono balle. Quella lì sopra? vita ideale, non reale. La vita è fatta di ostacoli e impegni e aspettative e non sempre si può una cosa adesso perché c’è sempre qualcuno che sopra di te ti dice che non puoi, specialmente se dipendi da questo qualcuno.

Quindi penso che ci sì, ci sia un tempo per fare determinate cose, che non si può vivere qui e ora, perché questa è la realtà, non qualcosa di ideale, appunto.

Venuto al mondo

Di cosa si parla oggi? Forse qualcuno lo avrà già capito dal titolo: oggi parliamo di libri (e anche film).

Il libro preso in questione è “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini.

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Questo libro è stato pubblicato nel 2008 e l’anno seguente ha vinto l’ambito Premio Campiello.

Una mattina Gemma decide di partire con suo figlio Pietro, sedici anni, per accettare l’invito di Gojko, un vecchio amico bosniaco, di professione poeta. Da qui la storia si sdoppia, alternando il racconto del soggiorno a Sarajevo di Gemma e Pietro ai ricordi della stessa Gemma: dal viaggio a Sarajevo nel 1984, quando la città ospitò i XIV Giochi olimpici invernali, in cui conobbe Gojko, con il quale stringerà una grande amicizia, all’incontro con Diego, squattrinato fotografo genovese con il quale, una volta tornata in Italia e dopo qualche vicissitudine, si sposerà; dal dolore causato dai numerosi aborti spontanei allo scoppio della guerra in Jugoslavia, dalla morte della madre al ritorno a Sarajevo durante l’assedio. La storia di Gemma si intreccia con quella di molti personaggi minori, dei quali la donna mantiene un ricordo vivido: Mirna e Sebina, madre e sorella di Gojko, Aska, musicista ribelle che accetta di affittare il proprio corpo per permettere a Gemma e Diego di avere un figlio, il padre di Gemma, sostenitore delle scelte della figlia e Giuliano padre putativo di Pietro, che sostiene Gemma dopo la morte di Diego.
La storia prosegue, stagliandosi nitida su un paesaggio drammatico, come la Sarajevo dilaniata dalla guerra, che rispecchia pienamente le emozioni e le condizioni dei personaggi, che solo alla fine del racconto riusciranno finalmente a trovare un equilibrio più stabile.

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Questo è stato un libro che mi ha segnata parecchio. Mi ha fatta crescere. Mi ha fatto conoscere la storia dell’assedio, cosa di cui mai avevo sentito parlare e che a scuola non avevo studiato. Mi ha fatto vedere le cose in maniera diversa, non chiedetemi perché ma è così. Ha molto da dare questo libro e lo consiglio vivamente a chiunque piaccia leggere. Dal punto di vista tecnico è un libro scritto decisamente bene. Descrizioni accurate ma non eccessive. Forse un po’ complesso, nel senso che si passava dal presente al passato molto e si rischiava talvolta di perdere il filo della storia. La storia è strutturata in maniera splendida, la sua complessità la rende affascinante, ma il modo in cui è stata scritta dalla Mazzantini le dà un nonsochecosa di più che la rende unica. I personaggi mi hanno colpita molto, hanno una personalità e uno spessore psicologico che mai avevo visto.

Il film è bello allo stesso modo proprio perché la storia di per sé è bella, qui però devo dire che mancano troppi pezzi della storia che nel libro vengono invece largamente trattati (la morte della madre della protagonista, per esempio). Ma d’altronde è una cosa normale quando si fa il film basandosi sul libro, vista la lunghezza del libro il film sarebbe durato 2894 ore. Attori magnifici, la Cruz ha superato se stessa, ma anche gli altri sono stati molto bravi nell’interpretazione di personaggi tutt’altro che facili.

Il link al trailer:

In conclusione potete ben capire che è un libro che merita, io, leggendolo, mi sono addirittura messa a piangere. Sono più di 500 pagine di libro ma ognuna vale il tempo di sonno che ho perso per finirlo. Se c’è un libro dal leggere prima di morire, quel libro è proprio questo.

 

 

Vacanze finalmente!

Buongiorno a tutti 🙂

Dopo due settimane di assenza sono tornata con nuove foto e nuovi articoli.

In queste due settimana sono stata in vacanza in Puglia, nel Salento. una terra spettacolare, ricca di storia (anche se non sembra), di colori, di paesaggi suggestivi e persone meravigliose.

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La prima cosa a cui sicuramente si pensa non appena si pensa alla Puglia è il mare, ebbene come sapete il mare è uno spettacolo. Che già di per sé il mare ha qualcosa di nonsochecosa che lo rende affascinante ma al tempo stesso temibile. Esatto, temibile, perché il mare è anche questo, non credete?

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Oltre al mare ci sono i colori…ahhhh i colori. Lì è stata completamente ridefinito la mia idea di natura. Lì la natura si mostra in maniera i diversa perché i colori sono diversi. Il mare cristallino e la sabbia bianca, la terra rossa e gli alberi di un verde scurissimo, il cielo azzurro e il sole giallo, quasi bianco con accanto una piccola nuvola. Ma la parte più bella è senza dubbio il tramonto: il cielo è un insieme di colori indistinguibili, che si fondono l’uno con l’altro e poi lì, all’orizzonte, all’altezza dell’occhio il sole, una palla infuocata rossa, tempo due minuti ed già è sparito.

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Forse mi direte che sono pazza, ma quello è il posto migliore in cui io sia stata.

Forse non mi crederete ma lì, la gente, è vera. Lì la gente ti tratta come se fossi uno di famiglia, ti tratta come se fossi figlio suo, ti tratta in una maniera che chiamarla cordiale è anche troppo poco, è troppo leggero questo aggettivo per la gente lì.

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la Puglia – il Salento, a voler essere precisi – è uno dei posti da visitare almeno una volta nella vita, avete la mia parola, non ne rimarrete delusi 😉

Ma soprattutto fidatevi che con le persone giuste basta poco per divertirsi e stare bene e qualsiasi luogo della terra diventa il più figo in assoluto

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Random

Le pozzanghere…penso siano la cosa più bella che ci sia. L’obiettivo preferito delle mie foto. I periodi di pioggia sono i miei preferiti. I temporali estivi corrispondo a centinaia di foto che riempiono la memoria della mia Allie (la macchina fotografica. Sì le ho dato un nome. Sì sembro una pazza lo so, ma mi sembrava triste che non avesse un nome). Le giornate dopo le piogge intense, quelle torrenziali, sono le migliori per le mie foto.

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Il fatto è che, anche se non sembra, le pozzanghere parlano. Parlano eccome. Dicono più di quanto si possa immaginare. Riflettono tutto ciò che hanno intorno, lo mostrano per quello che è. La realtà vista sotto sopra, il classico per una ginnasta.

Sono dei laghetti in miniatura, così belli, così piccoli e così sfuggenti: poche ore e già sono scomparsi.

Durante e, specialmente dopo, la pioggia la natura si mostra in tutta la sua bellezza, in tutta la sua maestosità, e le pozzanghere sono proprio uno dei tanti modi in qui questa si mostra.

E poi be, dalle pozzanghere, fidatevi, si vede ciò che normalmente non si vede; perché a volte, per capire bene e per davvero le cose, bisogna vederle da un’altra prospettiva.

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